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Le osteomieliti croniche richiedono un trattamento antibiotico protratto (almeno 6-8 settimane). Per ridurre la durata del ricovero ospedaliero i pazienti, appena le condizioni cliniche lo consentono, vengono gestiti in regime extra ospedaliero. In presenza di infezioni da germi classificati come Gram negativi la dimissione può essere problematica in quanto spesso sono attivi solo farmaci a somministrazione endovenosa multipla. Per tale motivo si è pensato all’impiego di farmaci in infusione continua tramite pompa elastomerica. In questo articolo vengono descritti due casi di osteomielite cronica da Pseudomonas aeruginosa. I pazienti, dopo trattamento per via endovenosa con ceftazidime e ciprofloxacina, sono stati dimessi per proseguire ceftazidime in pompa elastomerica in infusione continua. In entrambi i casi l’infezione si è risolta dopo 8 settimane di terapia. Dopo 12 mesi di follow-up non sono state descritte recidive.

L’infezione protesica cronica viene spesso risolta dal trattamento di revisione chirurgica in due tempi che prevede l’utilizzo di una protesi temporanea definita spaziatore in grado di rilasciare localmente antibiotico. L’utilizzo dello spaziatore standard nell’anca fornisce ottimi risultati dal punto di vista della risoluzione del quadro settico ma non è scevra da rischi quali la lussazione, la rottura dell’impianto e l’usura dell’osso circostante soprattutto sul versante acetabolare. Lo scopo di questo lavoro scientifico è la presentazione e la valutazione di una tecnica chirurgica che prevede di abbinare allo spaziatore standard un complementare spaziatore acetabolare  costituito da cemento antibiotato al fine di ridurre il rischio di lussazione e di usura dell’osso acetabolare. I risultati sono stati confortanti con una significativa riduzione delle complicanze dovute allo spaziatore e un più semplice ripristino della corretta biomeccanica dell’anca nella fase di ricostruzione finale.

Frequentemente, durante la chirurgia di revisione protesica e in casi di chirurgia primaria complessa, si riscontra la presenza di difetti ossei che possono rappresentare un serio problema nella corretta ricostruzione articolare. Le armi che il chirurgo ortopedico possiede per far fronte a questi quadri sono molteplici ma non è ancora presente un consenso unanime su quale sia il metodo migliore per gestire il deficit di tessuto osseo. Il presente lavoro propone un approccio di tipo biologico basato sulla capacità rigenerativa dell’osso. Sono stati testati in vivo in modelli murini 4 approcci per di tipo rigenerativo: osso semplice, osso addizionato con cellule stromali mesenchimali (MSC),  osso addizionato con una proteina endogena detta proteina morfogenetica dell’osso- 7 (BMP-7) e osso addizionato con MSC e BMP-7. Quest’ultima associazione ha portato ad una significativamente maggiore produzione di osso maturo confermando come l’approccio combinato (cellule e BMP-7) sia più efficace delle singole componenti nella rigenerazione dell’osso in vivo.

L’infezione protesica è una delle peggiori complicanze che possono intercorrere dopo il posizionamento di una protesi articolare e spesso sono sostenute da Stafilococco aureoe Stafilococchi coagulasi negativi. Le infezioni fungine sono state descritte con frequenza sporadica (1% di tutte le infezioni protesiche) ma possono essere presenti anche in assenza di fattori di rischio per micosi invasive. Questa condizione richiede un trattamento prolungato e il risultato finale è spesso poco soddisfacente. In questo articolo riportiamo un caso di infezione periprotesica di anca sostenuta da Candida albicans risolto con una combinazione di anidulafungina e una revisione chirurgica in due tempi con il posizionamento di una megaprotesi.

La gestione dei difetti ossei critici rappresentano una delle maggiori sfide in chirurgia ortopedica ricostruttiva.  Gli approcci di tipo biologico, in particolare quelli basati sull’ingegneria tissutale, si sono proposti come una delle soluzioni più intriganti e promettenti a questo annoso problema. Il presente articolo si pone come obiettivo la valutazione di un approccio di tipo bioingegneristico alla rigenerazione del tessuto osseo utilizzando cellule stromali mesenchimali espanse in vitro con ADP-riboso ciclico e proteina morfogenetica dell’osso-7.  I dati ottenuti in vivo sottolineano l’importanza dell’approccio multimodale (fattori di crescita e cellule in combinazione) nella rigenerazione del tessuto osseo.

La gestione dell’instabilità rotulea è un problema ben lontano dall’essere compreso a fondo nonostante i continui miglioramenti in ambito chirurgico e diagnostico. L’articolo presentato descrive l’utilizzo della combinazione di trasposizione mediale di una parte del tendine rotuleo (tecnica di Goldthwait) e release laterale artroscopico in 20 casi di instabilità rotulea. I dati clinici obiettivi e soggettivi confermano come questo approccio possa essere considerato una valida alternativa in casi di instabilità rotulea.

Gli approcci di tipo rigenerativo richiedono la presenza di cellule capaci di proliferare e differenziare trasformandosi nel tessuto che si desidera sostituire. In ambito ortopedico le cellule stromali mesenchimali (MSC) sono tra le cellule maggiormente utilizzate.  L’espansione di queste cellule in vitro è uno step fondamentale nella preparazione di questi sostituti ossei e la ricerca di stimolanti cellulari è in continua crescita. L’acido abscissico è un fitormone prodotto da una serie di piante.  Questi agisce, mediante una cascata di segnali intracellulari, aumentando la concentrazione di calcio nelle cellule.  Recentemente è stato dimostrato come questo processo avvenga anche nei granulociti umani. Il presente studio dimostra come questo fitormone sia in grado di fungere da ormone autocrino stimolando l’espansione delle MSC senza inficiare il differenziamento delle stesse.